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Il primo sito nell’87, adesso il Web si evolve ma l’Italia resta dietro
Fonte: Gero Di Bella per 7magazine.it
Sono passati poco più di vent’anni dalla nascita del primo nome a dominio italiano, il 23 dicembre del 1987, eppure a molti proprio non riesce di comprendere come si facesse a vivere e comunicare prima dell’avvento di internet. Sembrano secoli! All’epoca l’Italia era la quarta nazione europea ad utilizzare il protocollo Internet, mentre adesso la sigla ".it" è al sesto posto mondiale per diffusione di domini, per un totale di un milione e mezzo e con una crescita che segue il ritmo di ben 20mila nuovi nomi al mese...
Da allora il servizio di registrazione è gestito dall’Iit (Istitito di Informatica e Telematica) del CNR di Pisa, attraverso l’utilizzo del registro ccTLD. it. A dir la verità, fino al ’95 i domini registrati e realmente attivi non erano più di poche decine, e riservati prevalentemente a università ed enti di ricerca. Il vero boom del web, infatti, è avvenuto a cavallo tra il 1999 e il 2000, quando il registro del ccTLD.it consentì la registrazione dei domini anche ai privati che poterono gestirsi lo spazio a proprio piacimento.
A raccontare ancora lo stupore per il continuo evolversi della rete è proprio uno dei suoi precursori italiani, l’ing. Enrico Gregori direttore dell’Iit, il quale osserva "Nessuno, tra i ricercatori che allora contribuirono a realizzare la prima infrastruttura di rete e ai quali mi onoro di appartenere, avrebbe mai creduto che quello strano modo di far parlare tra loro computer diversi, sparsi in ogni luogo nel mondo, un giorno avrebbe rappresentato uno dei principali mezzi di comunicazione. E non per gli scienziati, ma per la gente comune".
L’Italia, tuttavia, non ha saputo tenere il ritmo dello sviluppo nel corso degli ultimi e affrettati anni. A confermarlo è una ricerca statistica condotta da Eurostat sull’utilizzo di Internet in Europa. Secondo tali dati, infatti, il nostro bel paese è al diciottesimo posto con il 43% per quanto riguarda la popolazione che utilizza internet, mentre è addirittura al ventiduesimo posto con il 25% per la popolazione che utilizza la banda larga.
Se consideriamo che la classifica è composta da tutti e ventisette Paesi dell’Europa Unita, e se vediamo che abbiamo alle spalle solo stati come la Romania, la Bulgaria e l’Ungheria, mentre siamo stati superati anche dalle repubbliche baltiche, allora è il caso di preoccuparci e fare qualcosa in merito.
Anche l’accesso delle donne alla rete è decisamente al di sotto delle medie europee di parecchi punti percentuali. Quindi se all’interno dei nostri confini si è spesso parlato di digital divide, allora bisogna cominciare a parlare anche di un digital divide europeo, ossia un livellamento con gli altri stati del Vecchio Continente.
Ma più che un problema tecnico che si può sempre risolvere, la causa delle ancora eccessive differenze si possono riscontrare a livello culturale, dove ancora internet non è pienamente conosciuto per tutti i servizi che può offrire o spesso demonizzato dagli altri mezzi di comunicazione che temono un sorpasso come è avvenuto negli altri stati.
Si parla, quindi, di giornali e tv, e a quasi tutti sarà capitato di leggere o aver sentito parlare della rete come una sorta di demonizzazione, piena soltanto di contenuti trash e siti pornografici. Ma il web è ben altro, e noi internauti lo sappiamo bene. È il caso, dunque, di cominciare ad attuare una campagna di sensibilizzazione nel confronti della rete e dei vantaggi che essa potrà fornirci nel restare all’avanguardia nella tecnologia e nel mercato mondiale, altrimenti subiremo un processo inverso, di involuzione, che non ci porterà da nessuna parte. |